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Metodo e Pratica

L'ordine in cui si imparano le tabelline conta?

La maggior parte dei percorsi scolastici introduce le tabelline una alla volta: prima tutto il sei, poi tutto il sette. La ricerca suggerisce che così le operazioni nuove si confondono tra loro più del necessario. L'ordine in cui si introducono conta, anche se su quale sia l'ordine migliore la ricerca è ancora aperta.

Cosa dice la ricerca

Dotan e Zviran-Ginat (2022) hanno condotto uno studio molto accurato con bambini di prima elementare che imparavano 16 moltiplicazioni in 4 settimane. In due settimane le quattro operazioni nuove erano diverse tra loro (poca interferenza: per esempio 3×4, 6×8, 2×7, 5×9). Nelle altre due erano simili (molta interferenza: per esempio 6×7, 6×8, 7×8, 7×9).

I risultati erano netti. Le operazioni imparate nelle settimane con poca interferenza venivano ricordate molto meglio, e la differenza c’era ancora sette settimane dopo la fine dell’allenamento: l’interferenza agisce sulla memoria a lungo termine, non solo sul ricordo immediato.

Il punto chiave: la confusione dipendeva da quali operazioni venivano introdotte nella stessa settimana, non da quelle che i bambini sapevano già. Le operazioni già imparate bene non creavano la stessa interferenza. Quindi conta l’ordine in cui si introducono le operazioni nuove, non solo il ripasso misto che viene dopo, e il suo effetto sulla memoria è diretto e duraturo.

Il metodo tradizionale (prima tutto il 6, poi tutto il 7) introduce nello stesso momento operazioni il più possibile simili: proprio la condizione che la ricerca collega a un ricordo più debole.

Dove le prove sono ancora aperte

Una precisazione: uno studio del 2025 non ha trovato vantaggi nell’allenarsi in ordine casuale rispetto ad allenarsi una tabellina alla volta. I due risultati sono compatibili, perché l’effetto trovato da Dotan riguarda quali operazioni nuove si introducono insieme, non l’ordine in cui si ripassano quelle già imparate. Ma su quale sia la sequenza migliore la ricerca è ancora aperta.

Uno studio del 2026 aggiunge una precisazione importante. Eaves, Gilmore e Cragg hanno trovato che l’interferenza tra operazioni vicine compare appena le operazioni cominciano a essere imparate e non si attenua, nemmeno quando sono ben sapute. Secondo gli autori, raggruppare le operazioni in modo che siano diverse tra loro difficilmente riduce l’interferenza nel lungo periodo, una volta imparato l’intero insieme. Quindi introdurre insieme operazioni diverse sembra aiutare finché sono nuove, ma non elimina per sempre la confusione tra operazioni vicine.

Cosa significa in pratica

Quando tuo figlio impara operazioni nuove, e non sta ripassando quelle che sa già, conta quali introduci insieme. Proporre 6×7 e 6×8 nella stessa settimana le mette in competizione nella memoria e le rende entrambe più difficili da ricordare, rispetto a introdurle a una settimana di distanza.

Prova questo

  • Quando introduci operazioni nuove, evita quelle che hanno un numero in comune: per esempio, non introdurre 6×7 e 7×8 nella stessa settimana.
  • Introduci insieme operazioni con numeri lontani tra loro.
  • Una volta che le operazioni sono imparate, mescolarle va benissimo. Un po’ di confusione tra operazioni vicine resterà anche allora: è normale, e una breve pausa per pensare aiuta.
→ TabTabTab sceglie l'ordine delle domande nuove per ridurre la confusione: non introduce insieme operazioni troppo simili.

TabTabTab allena il richiamo mnemonico, non la comprensione. Costruire il concetto di moltiplicazione è lavoro che si fa in classe, e viene prima.

Fonti

Ultimo aggiornamento: 2026-10-17