Le tabelline sono matematica o memoria?
Quasi tutti i genitori pensano alle tabelline come a un problema di matematica. La ricerca sul cervello dice il contrario, e questa differenza cambia il modo in cui i bambini dovrebbero esercitarsi e quanto in fretta possono migliorare.
Cosa dice la ricerca
La ricerca di Dehaene e Cohen (1997) ha proposto il “modello a triplice codice” dell’aritmetica: ricordare le tabelline attiva le aree del linguaggio, le stesse che usiamo per ricordare parole, frasi e sequenze. Sono aree diverse da quelle del ragionamento matematico, che si attivano quando si calcola ma non quando si ricorda in automatico. Uno studio successivo di Dehaene e colleghi, pubblicato su Science (1999), ha confermato che l’aritmetica esatta, tabelline comprese, si impara legata a una lingua e passa male a un’altra. Il ragionamento sulle quantità approssimate, invece, non dipende dalla lingua.
Uno studio del 2024 di Cerda e colleghi ha aggiunto altre prove: negli adulti bilingui, le moltiplicazioni più semplici attivavano le aree temporali e frontali sinistre legate alla memoria verbale, cioè le aree del linguaggio e non quelle della matematica. Più in generale, le ricerche sull’aritmetica nei bilingui mostrano che le moltiplicazioni si ricordano meglio nella lingua in cui sono state imparate: un’altra conferma che sono un ricordo fatto di parole.
Cosa significa in pratica
Trattare le tabelline come un problema da risolvere, o insegnarle solo con il ragionamento, non tiene conto di come il cervello le conserva davvero. I metodi che usano la memoria verbale, come dire le risposte ad alta voce e ricordarle invece di calcolarle, funzionano meglio proprio perché seguono il modo in cui il cervello le memorizza.
Prova questo
- Incoraggia tuo figlio a dire l’operazione intera ad alta voce, “sei per otto, quarantotto”, non solo il risultato. Così il ricordo verbale si rafforza.
- Non preoccuparti se tuo figlio non sa spiegare come fa a sapere una risposta. Ricordare in automatico è diverso dal calcolare, ed è proprio questo l’obiettivo.
- Se tuo figlio cambia lingua mentre risponde, vuol dire che il ricordo sta nella sua lingua più forte. Valuta di allenarlo in tutte e due.
Fonti
- Dehaene & Cohen (1997) — studio peer-reviewed
- Dehaene et al. (1999) — studio peer-reviewed
- Cerda et al. (2024) — studio peer-reviewed
Ultimo aggiornamento: 2026-08-01